Una mensa per ogni scuola

Sta per suonare la campanella, da qualche parte l'anno scolastico è già iniziato. Tra i ricordi dei primi giorni di scuola abbiamo tutti la merenda. Nella cartella, e per i più giovani nello zaino, potevi trovare un panino, un frutto oppure una merendina confezionata. A volte non ti piaceva e la scambiavi con un compagno o una compagna. Altre volte l’apertura degli incarti poteva rilevare differenze sociali, culturali o economiche. Nelle situazioni più fortunate e belle poteva trasformarsi in un momento di socializzazione ed educativo, se l’insegnante coglieva l’occasione per sorvegliarlo e guidarlo.

Purtroppo in Italia un altro prezioso momento educativo legato al cibo a scuola è ancora negato a tantissimi bambini. Soprattutto al sud non ci sono mense scolastiche. Le ricerche ci dicono che – quando le mense ci sono – un terzo dei pasti viene buttato. Magari andrebbe dato peso, letteralmente, all’adeguatezza delle porzioni, che non possono essere uguali per ogni età. Servirebbe anche una strategia di educazione alimentare, oltre che di attenzione alle qualità del cibo.

Eppure la “refezione”, come si chiamava una volta, è una risorsa educativa e di inclusione. Non solo come momento di socialità, rispetto delle regole e occasione di partecipazione. Grazie alle mense a scuola si possono porre le precondizioni, inoltre, per l’estensione a tutti coloro che lo desiderino del tempo pieno. E anche grazie alla garanzia di una mensa per ogni scuola – uno dei possibili livelli essenziali delle prestazioni, uguali per tutte le Regioni – si possono combattere la dispersione scolastica e l’esclusione sociale. L’auspicio è che in ogni scuola, magari sin da questo anno scolastico, si tagli il nastro di una sala refettorio e si metta in funzione una mensa. E che, dove c’è già, si presti attenzione alle esigenze dei bambini, anche ai loro gusti, educandoli a una corretta alimentazione.

Anche questi sono loro diritti.

Filomena Albano