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Bullismo e cyberbullismo: linee per azioni di prevenzione e contrasto

«Sono tre le parole chiave che sintetizzano i pensieri di studenti, docenti e parlamentari che hanno parlato questa mattina e sono la consapevolezza, il dialogo e la responsabilità.»

Così il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha presentato le Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo in occasione del convegno Non più bulli e cyberbulli per una scuola attiva e accogliente (consulta le linee guida) che si è svolto ieri presso la sala Zuccari del Senato. Le linee di orientamento sono state presentate congiuntamente alla formalizzazione dell’Advisory board del Safer Internet Center Italia che raccoglie una trentina tra enti pubblici e privati, associazioni, società e aziende che da alcuni anni, sotto il coordinamento del MIUR e all'interno del programma dell'Unione europea, lavora per rendere la rete un luogo sicuro per i giovani. Le linee di orientamento «non sono certo un'arma in grado di contrastare definitivamente il fenomeno – ha detto il Ministro - ma un piccolo atto, un atto politico, per il recupero di una priorità che non era stata messa al centro dopo le ultime linee guida del 2007. Si tratta di linee guida rivolte sia agli studenti che devono acquisire la consapevolezza di avere davanti a loro un'autostrada e che per usarla con sicurezza e coscienza devono avere una patente, sia alle famiglie che non devono essere lasciate sole. E sono rivolte soprattutto alla scuola, ai dirigenti e agli insegnanti, "motori della svolta", che hanno bisogno di una preparazione adeguata visti i temi delicati.»   Le linee di orientamento, prevedono, tra le altre cose, una «riorganizzazione della governance, con il trasferimento delle funzioni in capo agli osservatori regionali ai centri territoriali di supporto, che diventeranno - ha puntualizzato il ministro - la "casa" in cui potranno confluire tutte le organizzazioni impegnate nel contrasto del fenomeno. Le scuole saranno inoltre chiamate a realizzare interventi mirati alla prevenzione del bullismo, offrire lezioni di web sicuro all'interno di specifici moduli didattici da inserire nel piano dell'offerta formativa e aggiornare il regolamento scolastico con una sezione dedicata all'uso di smartphone e computer.» Prevista anche la formazione degli insegnanti sia sul piano psico-pedagogico sia sulle nuove tecnologie.

Secondo la recentissima ricerca del portale skuola.net, realizzata per la campagna itinerante per la sicurezza sul web “Una vita da social” della Polizia postale, 1 ragazzo su 3 degli oltre 15.000 intervistati ha subito atti di bullismo; nella fascia di età tra i 14 e i 17 anni le vittime di bullismo sono quasi 2 su 5; 1 vittima su 3 denuncia la presenza di ragazze tra gli aggressori. Il bullismo continua a svilupparsi soprattutto offline (87%) ma quello online è in crescendo soprattutto fra le femmine e nella fascia di età compresa tra gli 11 e i 13 anni. «Il dilagare repentino del cyberbullismo richiede certamente un intervento normativo che possa tutelare il minore, soprattutto in via preventiva, ma non basta», ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso in apertura del Convegno. «Affinché l'applicazione della norma non rimanga lettera morta bisogna agire, comunicando con i giovani, le famiglie e la scuola». Grasso ha sottolineato inoltre che «bisogna educare alla responsabilità, perché siamo cittadini e persone che si rivolgono ad altre persone anche quando pubblichiamo un post, un commento, un tweet o inviamo un messaggio in un gruppo. Sono convinto – ha concluso - che con un'azione ad ampio spettro che coinvolga i giovani e, contemporaneamente, le famiglie, le scuole e le Istituzioni su queste basi, si possa educare ad un uso consapevole della rete.» Necessità ribadita anche dal Sen. Luigi Manconi: «Intendiamo dare una normativa in materia di bullismo e cyberbullismo che non sia esclusivamente di natura repressiva perché sarebbe destinata al fallimento. Vogliamo una tutela in primo luogo delle vittime ma dobbiamo anche individuare le dinamiche capaci di portare gli adolescenti a farsi carnefici dei loro coetanei, per questo serve un piano educativo, formativo e pedagogico.» Al centro, dunque, la tutela del minorenne attraverso una strategia integrata di sensibilizzazione/formazione e forme specifiche di prevenzione e repressione al di fuori della sfera penale. E’ quanto prevede anche il disegno di legge per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo che si appresta ad essere discusso al Senato su proposta di senatori della Commissione per i diritti umani, presentato nel corso della Conferenza dalla Senatrice Ferrara e dal Senatore Mazzoni. Durante l'incontro sono stati inoltre presentati i progetti di contrasto al bullismo e cyberbullismo realizzati in alcuni istituti scolastici italiani. Sempre oggi è stata lanciata la seconda fase del Safer Internet Centre per l'Italia, coordinato dal MIUR e realizzato in collaborazione con la nostra Authority e con Polizia di Stato, Università degli Studi di Firenze e di Roma "La Sapienza", Save the Children, Telefono Azzurro, Edi onlus, Movimento Difesa del Cittadino, Skuola.net. 

Libri senza parole. Destinazione Lampedusa

Un bambino arriva in un paese sconosciuto, in apparenza respingente: tutto è diverso, la lingua e le persone sconosciute. Ha con sé un misterioso seme rosso che lo tiene ancorato ai ricordi e al passato. Per sbaglio il seme cade dalla finestra e viene raccolto da una bambina, per recuperarlo il piccolo protagonista è costretto a uscire e ad affrontare il mondo, in un susseguirsi di incontri e piccole scoperte che renderanno la nuova realtà sempre più familiare e meno ostile, finché quel seme piantato insieme alla bambina segnerà il colorato inizio di una nuova amicizia. Un libro senza parole che è un invito ad aprirsi agli altri, ad affrontare i cambiamenti senza paura di smarrirsi, vivendo la diversità come una ricchezza.

Questa la motivazione con la quale il garante Spadafora ha dato la sua menzione speciale al libro Neoneun jigeum eodie inni (Here I am) di Patti Kim e Sonia Sánchez, uno dei silent book che andrà ad arricchire la biblioteca  per ragazzi di Lampedusa. Nata grazie ad un progetto di cooperazione internazionale promosso dalla sezione italiana di IBBY, associazione che promuove il libro per ragazzi come strumento d'integrazione, quella di Lampedusa è una “biblioteca che verrà” perché, non avendo ancora una sede adeguata, per ora vive grazie ad IBBY e all’impegno dei giovani liceali dell’isola.

silent books con i loro racconti per immagini hanno la capacità di superare le barriere linguistiche favorendo l’incontro e lo scambio tra culture diverse, valore sempre più necessario per tutti i Paesi coinvolti nei nuovi fenomeni migratori. Proprio per diffonderne la conoscenza e le potenzialità, IBBY Italia, con il Palazzo delle Esposizioni di Roma e il sostegno di IBBY International, ha promosso la seconda edizione del progetto Libri senza parole. Destinazione Lampedusa che, grazie al contributo di oltre 20 Paesi dei 5 continenti, ha raccolto la migliore produzione editoriale di libri senza parole da donare a Lampedusa.

Una giuria internazionale formata da critici, illustratori, esperti, bibliotecari e librai ne ha recentemente selezionati cinque, eccellenti per originalità, complessità, valore estetico e tematiche affrontate che, insieme ai cinque individuati nella precedente edizione, comporranno lahonour list di presentazione dell’intera collezione, attualmente composta da 120 titoli e ospitata presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, dove è a disposizione di ricercatori, docenti e appassionati. Una nuova mostra itinerante prenderà il via a giugno proprio dal Palazzo delle Esposizioni, per poi attraversare l’Italia e il mondo.

Prevenzione incidenti, primo soccorso e manovre salvavita a scuola

Acquisire conoscenze sugli incidenti più frequenti in ambito scolastico, sulla loro prevenzione e sulla legislazione che disciplina il primo soccorso a scuola. Saper applicare i protocolli di intervento nelle situazioni più critiche, distinguendo tra emergenza e urgenza. Apprendere le procedure per la somministrazione di farmaci salvavita in ambito scolastico. Questi gli obiettivi del progetto pilota di formazione su prevenzione incidenti, primo soccorso e manovre salvavita (PBLS-Pediatric Basic Life Support) che coinvolge 270 studenti di Scienze della Formazione Primaria dell’Università Roma Tre e 100 docenti delle scuole accreditate e convenzionate del Lazio per lo svolgimento delle attività di tirocinio diretto.

Giovedì 9 aprile alle 16, presso l'Università Roma Tre, firmeremo un Protocollo con l'Università Roma Tre (Corso di laurea magistrale in Scienze della formazione primaria), la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e l'Ufficio scolastico regionale del Lazio che darà l’avvio a questo importante progetto pilota di formazione in materia di emergenza-urgenza.

Questa firma costituisce l'auspicabile prosieguo del Protocollo firmato lo scorso anno con MIUR e FIMP, in virtù del quale è stato attuato un progetto pilota che ha consentito di formare in questa materia il personale scolastico (dirigenti, docenti, ATA) di 60 scuole di tutta Italia.

Ma finché l'emergenza-urgenza non entrerà a pieno titolo tra le materie d'insegnamento dei corsi di laurea - con il coinvolgimento delle Università - non potremo dire di fare vera "prevenzione" e questo Protocollo rappresenta un primo, apprezzabile tentativo in questa direzione.

Garante e Croce Rossa insieme per proteggere i diritti dei bambini

“Un Paese che crede nei diritti di bambini e adolescenti e li considera una risorsa, investe in modo serio in scuola, formazione e aiuto alle famiglie e non taglia pesantemente i fondi destinati al sociale. Un Paese che ci crede, crea le condizioni per rispondere ai bisogni.” Lo ha dichiarato il Garante, Vincenzo Spadafora, in occasione della presentazione del Protocollo d’intesa tra Croce Rossa Italiana e Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, oggi, presso la sede della CRI a Roma. Il presidente nazionale della CRI, Francesco Rocca e il Garante hanno illustrato i principi dell’accordo, che nasce per dare vita ad azioni comuni per la promozione e la protezione dei diritti di bambini e adolescenti, attraverso la realizzazione di percorsi, iniziative, studi, ricerche, attività di formazione e informazione.

Il presidente Rocca ha posto l’accento sull’importanza di questo accordo: una risposta concreta alle esigenze sempre più pressanti di fasce di popolazione in difficoltà. Una risposta che si affianca agli altri interventi della CRI nei centri di accoglienza per i migranti (tra i quali ci sono molti minorenni), nelle case famiglie e comunità per minorenni con disagio psichico e, soprattutto, come sottolineato anche da Salvatore Coppola, volontario della Croce Rossa, nelle attività di formazione e aggiornamento, perché “è fondamentale mantenersi preparati e formati per i bisogni della società che cambia”.

Il Garante Spadafora ha quindi sottolineato il valore aggiunto del lavorare insieme: “La capacità di fare rete è ancora ciò che può fare la differenza, in un momento di crisi profonda come quella che stiamo vivendo. Il protocollo siglato oggi va in questa direzione: mettere insieme l'esperienza e il voler fare con la rete capillare sul territorio. Tutto quello che riusciamo a realizzare insieme è importante, è un punto di forza in una stagione in cui c'è bisogno di un forte impegno sul sociale. Il Tavolo permanente, parte integrante dell’accordo, avrà un ruolo fondamentale. Non è però possibile continuare a delegare al volontariato la presa in carico dei bisogni sociali, di bambini e famiglie in difficoltà: anche Governo e Parlamento devono fare la loro parte, devono investire in questi ambiti. La firma di oggi è un modo per dare attuazione concreta alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, che non è una dichiarazione di principi ma una legge dello Stato eppure molti dei diritti in essa sanciti sono disattesi, soprattutto quelli relativi alla crescita e allo sviluppo nel benessere, al gioco, all’istruzione e alla famiglia. La Convenzione ha un senso se orienta le scelte del Paese e si traduce in interventi concreti a vantaggio di bambini e famiglie, se incide sulle loro vite”.

****Scarica il Protocollo d'intesa (in formato pdf)

Riflettori accesi sui livelli essenziali delle prestazioni per i minorenni

"Occorre definire quanto prima i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) concernenti i diritti civili e sociali dei bambini e degli adolescenti". Perché "riportare tutti i bambini a un nastro di partenza comune, affinché abbiano gli stessi diritti in tutta Italia, sarebbe la riforma delle riforme". Lo ha detto il Garante Vincenzo Spadafora presentando oggi il documento di proposta per la definizione dei LEP, alla presenza – tra gli altri - del Ministro per le riforme costituzionali e per i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi.

Il documento è stato elaborato dal Tavolo sui Livelli delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali dei minorenni, promosso dall’Authority su impulso della rete “Batti il cinque!”, con il coinvolgimento dei Garanti regionali e di altre realtà associative ed esperti del settore.

La filosofia del lavoro è riassumibile in poche parole: in Italia manca una strategia politica che definisca le modalità per garantire prestazioni ovunque e a tutti i soggetti da 0 a 18 anni, come stabilito in materia di diritti civili sia dalla Costituzione sia dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. Disparità di trattamento da regione a regione e in certi casi da zona a zona; impossibilità di avere alcune prestazioni; assenza di standard strutturali e di strumenti normativi. Cosa fare allora? La proposta Verso la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni per i bambini e gli adolescenti ha anche lo scopo di essere uno stimolo al legislatore e al programmatore per fare ordine e garantire pari accesso ai diritti su tutto il territorio nazionale. Un compito assegnato all’Authority dalla sua stessa legge istitutiva (art.3)

Evitare cioè parcellizzazioni di competenze e prevedere “azioni di sistema”, ragionare sulla definizione dei LEP e impegnarsi a garantirli, perché non si può tollerare che un bambino nato in una regione “dimenticata” o in una famiglia in difficoltà non possa ricevere ciò che gli spetta di diritto, per crescere sano e diventare una persona consapevole.

Il lavoro è stato impostato con un approccio partecipato: ricevendo contributi e commenti. Questo documento è un primo tentativo di sintesi: non pretende di essere esaustivo, né completo, quanto piuttosto rappresentare un primo esercizio, un documento sul quale lavorare ulteriormente, senza perdere però, l’impianto proposto.

"La povertà sta minando l'affermazione dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Il Governo e il Parlamento devono intervenire", ha sottolineato Spadafora; "in questa situazione di crisi siamo consapevoli di non poter chiedere chissà quali risorse ma dobbiamo intervenire con i Livelli essenziali perché la povertà materiale si eredita". Il Garante ha poi rimarcato la "mancanza di una cabina di regia politica sull'infanzia" anche perché "parlare di Livelli essenziali di prestazione non è materia di un solo Ministero". Ed è per questo motivo che il Garante ha auspicato "che il Ministro Boschi" possa fare da portavoce affinché il Governo accolga il nostro lavoro come un punto di partenza comune”.

Sul tema dell'infanzia e contro le disparità di condizioni di partenza dei bambini molto lavoro è stato fatto, ma "bisogna fare di più". A partire, "nei prossimi mesi", "dall'individuazione dei loro bisogni" e proseguendo con l'avvio di "un tavolo permanente in Conferenza Stato Regioni". Così il Ministro Boschi che ha poi sottolineato come, sul tema dell'infanzia, bisogna essere ambiziosi e che "dobbiamo investire sulla centralità del tema prima ancora che sulle risorse che possiamo mettere a disposizione". Ed ha poi concluso ricordando come “gli anni di crisi ci hanno consegnato dati crescenti sulla povertà relativa e assoluta e molto diversi fra nord e sud" dove la povertà assoluta raddoppia. “Il lavoro che dobbiamo fare è impegnativo perché dobbiamo aiutare a recuperare alcune regioni rimaste indietro".

La definizione dei LEP, ha affermato la coordinatrice di Batti il Cinque!, Liviana Marelli, "chiede una scelta politica chiara, che deve tenere conto dei principi costituzionali, dell'esigibilità e azionabilità dei diritti, del principio di non discriminazione, dell'investimento sul presente e sul futuro e della multidimensionalità dei livelli essenziali". "É arrivato il momento - ha concluso Andrea Morrone, professore di diritto costituzionale - di elaborare uno statuto unico sull'infanzia nel quale enunciare i valori essenziali da garantire ai bambini e che consenta all'amministrazione di implementarli. Questo documento può essere la base di partenza.”

****Dai diritti civili a quello all'educazione, dalla salute al diritto al gioco e alla vita culturale, dalla non discriminazione alla condizione dell'ambiente familiare, il documento individua le "prestazioni essenziali per l'effettivo esercizio dei diritti" dei minori e indica "azioni di sistema perché siano erogabili ed esigibili".

Scarica (in formato pdf):

Guarda la presentazione in versione integrale:

Antonella Grandolfo e Fabrizio Tamma, due dei ragazzi di Radio Kreattiva  (la realtà web nata a Bari diventata modello di riferimento nazionale per la combinazione tra nuovi media, giovani e cittadinanza attiva) che abbiamo avuto modo di conoscere durante il #dirittialfuturotour, erano presenti alla conferenza: questo il loro racconto.

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Ultima tappa del Tour #dirittialfuturo a Roma

Per l’ultima tappa del Tour #dirittialfuturo (recupereremo più avanti Conegliano, saltata per cause di forza maggiore) siamo stati ospiti di “Maree”, il centro di protezione di Roma per donne maltrattate con figli. Qui le operatrici di Differenza Donna prestano particolare attenzione ai figli delle loro ospiti: ricostruire la fiducia negli adulti è un compito arduo ma dovuto perché questa “violenza assistita”, in assenza di un intervento specifico, può avere effetti di lungo termine devastanti.

Quando si parla di violenza sulle donne, tema purtroppo molto frequente, spesso non si considera cosa significhi per i figli assistere a scene dure e a vivere in un clima di paura.
Il Centro Maree (uno di Solidea, sostenuto dalla Città metropolitana di Roma, gestito dall’associazione Differenza Donna) è un‘eccellenza nel campo: 12 stanze, sale riunioni, spazi ricreativi, operatrici 24 ore su 24, possibilità di ospitare fino a 25 persone fra madri e figli e soprattutto programmi costruiti sui singoli casi, professionalità e cuore insieme.

Noi prevediamo spazi specifici per l’elaborazione del trauma e la ricostruzione del rapporto madre-figli. Spesso la donna è stata ridicolizzata e umiliata agli occhi dei suoi figli e dunque occorre ricominciare da tutti e due. E funziona” spiega Maria Grazia Passuello, presidente di Solidea. Ma: “I finanziamenti sono biennali e, quando finiscono, le strutture chiudono. Invece si deve dare continuità. Ci vuole un piano nazionale antiviolenza efficace, una razionalizzazione delle risorse. Bisogna fare rete fra istituzioni, e fra quelle e il privato sociale”. L’assenza di una cabina di regia e di una politica delle risorse è un tema critico denunciato dal Garante già in tante occasioni: “Ci deve essere un sistema pubblico funzionante perché non si possono sprecare soldi pubblici e soprattutto non si può, con politiche a metà, non garantire diritti ai bambini e ai ragazzi”. Anche perché “il momento più difficile per mamme e figli è quando finiscono i sette-otto mesi nei centri antiviolenza. E c’è il fuori” come sottolineato da Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna.

Qui la cronaca integrale di questa intensa ed emozionante giornata romana, con i racconti di alcune delle ospiti del Centro.

Riflettori accesi sulle prestazioni essenziali per i minorenni

Un lavoro ambizioso negli intenti. Un lavoro che ha visto coinvolti esperti, associazioni, soggetti diversi. Definire infatti cosa siano i Livelli essenziali delle prestazioni, i cosiddetti LEP, e come possano e debbano essere applicati sull’intero territorio nazionale, ha reso necessaria una riflessione ampia e competente.

Lunedì 30 marzo alle ore 10, presso la nostra sede, presenteremo il documento Verso la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni per i bambini e gli adolescenti.

Alla conferenza, oltre al Garante Spadafora, prenderà parte il Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, il professore ordinario di diritto costituzionale Andrea Morrone, la coordinatrice di Batti il cinque! Liviana Marelli.

Il documento di proposte è stato elaborato dal Tavolo sui livelli delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali dei bambini e degli adolescenti. Istituito su proposta della rete “Batti il cinque!”, il Tavolo ha coinvolto altre realtà associative ed esperti del settore, per fornire una base di partenza al legislatore e al programmatore che dovranno definire tali livelli.

La filosofia del lavoro è riassumibile in poche parole: in Italia manca una strategia politica che definisca le modalità per garantire prestazioni ovunque e a tutti i soggetti da 0 a 18 anni, come stabilito in materia di diritti civili sia dalla Costituzione sia dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. Disparità di trattamento da regione a regione e in certi casi da zona a zona; impossibilità di avere alcune prestazioni; assenza di standard strutturali e di strumenti normativi. Cosa fare allora? La proposta Verso la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni per i bambini e gli adolescenti ha anche lo scopo di essere uno stimolo al legislatore e al programmatore per fare ordine e garantire pari accesso ai diritti su tutto il territorio nazionale. Un compito assegnato all’Authority dalla sua stessa legge istitutiva (art.3)

Evitare cioè parcellizzazioni di competenze e prevedere “azioni di sistema”, ragionare sulla definizione dei LEP e impegnarsi a garantirli, perché non si può tollerare che un bambino nato in una regione “dimenticata” o in una famiglia in difficoltà non possa ricevere ciò che gli spetta di diritto, per crescere sano e diventare una persona consapevole.

Nona tappa del Tour #dirittialfuturo a Senigallia

Nelle Marche da due anni va avanti il progetto Città sostenibili amiche dei bambini e degli adolescenti, nato sulla scia di una precedente iniziativa Unicef e con la collaborazione di Legambiente Marche, le cui parole chiave sono: partecipazione, ascolto, cittadinanza.

Alla Rotonda di Senigallia si parlato di città e paesi a misura di bambini e di giovani. Se si vive senza punti di aggregazioni o giardini in cui giocare o spazi dove ritrovarsi, studiare, fare laboratori, crescere è più difficile. E soprattutto perché privare di gioco, crescita sana, sport, socialità) chi ne è detentore? …diritti che sono stati sanciti dalla Convenzione ONU per chi ha da zero a 18 anni.

La cosa bella che si percepisce è che queste esperienze vengono vissute in maniera autentica. Le proposte dei ragazzi possono rendere le città più vivibili per tutti. Un grazie va ai giovani, ma anche agli insegnanti, agli operatori e agli amministratori locali, al Garante regionale Italo Tanoni che da due anni sostiene queste iniziative”. Così il Garante Spadafora ha commentato la giornata marchigiana.

Ascolto, partecipazione e in mezzo il rapporto fra ragazzi e spazi urbani, questi i fattori comuni a tutte le iniziative:

  • a Montecarotto si è cercato di riappropriarsi degli spazi del centro storico che si erano progressivamente svuotati a favore delle periferie.
  • a Fermo si sta recuperando uno spazio per farne un centro per ragazzi.
  • a Santa Maria Nuova hanno pensato di far conoscere il territorio ai più giovani, creando un legame “affettivo”.
  • a Pesaro con il progetto “A scuola con gli amici” nato dieci anni fa e diffusosi in tutte le scuole del territorio a macchia d’olio  i ragazzi hanno detto basta alle auto inquinanti, a scuola si va a piedi senza essere scortati dai genitori, ma con i compagni.
  • Il progetto di Senigallia è nel pieno segno della partecipazione, i ragazzi del Consiglio comunale sono eletti liberamente, non attraverso le scuole. Decidono insieme le regole per partecipare al consiglio, si autogestiscono da tutti i punti di vista.

«Questo tour, iniziato con una tappa all'aria aperta a L’Aquila, una città da ricostruire, si chiude nell'intimità di un centro anti-violenza dove le donne e i loro figli ricostruiscono la loro vita.» Sono sempre quelle di Spadafora le migliori parole per presentare l’ultima tappa del Tour #dirittialfuturo che domani chiuderà a Roma a “Maree”, il centro di protezione per donne maltrattate con figli. Qui le operatrici di Differenza Donna prestano particolare attenzione ai figli delle loro ospiti: ricostruire la fiducia negli adulti è un compito arduo ma dovuto perché questa “violenza assistita”, in assenza di un intervento specifico, può avere effetti di lungo termine devastanti.

Un decalogo per professori e studenti. Cosa ne pensate?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un doppio decalogo, scritto da un’insegnante che per 40 anni ha fatto coincidere lavoro e passione. Nel 2011, Loretta Casalini (questo il suo nome) ha lasciato la scuola come imponeva la legge, ma non l’insegnamento, ora esercitato in una scuola di recupero.

Qui di seguito i testi, densi di suggestioni, del suo divertissment:

Fateci sapere cosa ne pensate!

Settima tappa del Tour #dirittialfuturo a Catanzaro e Scalea

La tappa calabrese è iniziata dalla Comunità ministeriale di Catanzaro che ospita ragazzi in misura cautelare o in esecuzione pena, è proseguita all’Istituto penale per minorenni Silvio Paternostro di Catanzaro, dove stanno inaugurando nuovi spazi per le attività e la formazione e si è conclusa a Scalea dove si stanno realizzando due progetti sviluppati da Save the children.

Alla Comunità ministeriale è il direttore a fare da Cicerone e a trasmettere tutto il suo entusiasmo “di padre” perché i ragazzi sono felici della visita: «Guardate che sono forti i miei ragazzi. Sono bravi, si impegnano i miei ragazzi». I ragazzi raccontano le loro giornate e mostrano con orgoglio il laboratorio dedicato all’arte del riciclo dove fogli di vecchi giornali, locandine, brochure e pezzi di legno possono trasformarsi in cesti di fiori.

All’Istituto Penale Minorile di Catanzaro la vita è tanto diversa, qui i ragazzi vivono nelle celle. Sanno che quello che hanno fatto era meglio non farlo: «adesso l’ho capito», dice un ragazzo che sta per uscire, «tornerò qui per salutare tutte le persone che mi hanno aiutato». I ragazzi hanno fatto tante domande al Garante e gli hanno parlato dei loro progetti, dei loro desideri, delle loro fidanzate, dei loro bambini e della loro voglia di riscatto. «Il riscatto arriverà, non mi arrendo, sono ancora giovane», dice uno di loro prima di salutare.

Al Punto Luce di Scalea, tra maestre, operatori, volontari, un’onda di bambini e bambine sequestra il Garante, gli mostra quello che resta dell’Ecomuseo e gli racconta le leggende e le storie del luogo. Poi partono le domande a raffica, parlano di diritti. Qualcuno gli chiede: «Vincenzo, tu sei il Babbo Natale dei diritti?», e ancora: «Ma tu dove li metti questi diritti? Per caso li incolli sulle leggi?». Anche se gli adulti ridono, i bambini vogliono sapere. E il Garante non si sottrae.

«Abbiamo una grossa responsabilità nei confronti di bambini e ragazzi. Dovremmo stare più attenti, essere più recettivi, più disponibili e sempre pronti ad ascoltarli. Mi auguro, al di là del mio ruolo istituzionale, che il Governo arrivi ad affrontare il tema dell’infanzia, e più in generale dei minorenni, con interesse ed impegno, al fine di tutelare e proteggere la loro dignità e la loro forza perché ci mettono veramente passione nelle cose che fanno. Ci credono col cuore. Non dobbiamo deluderli. Dobbiamo soltanto impegnarci di più”.

Qui il racconto completo del nostro viaggio in Calabria; anche in questa tappa, i giovani di Radio Kreattiva (la realtà web nata a Bari diventata modello di riferimento nazionale per la combinazione tra nuovi media, giovani e cittadinanza attiva) hanno seguito con entusiasmo e passione il #dirittialfuturotour.

Il nostro viaggio continua: martedì 24 saremo a Senigallia. Alla Rotonda a mare incontreremo, insieme all'Ombudsman delle Marche Italo Tanoni, circa 150 ragazzi, tra cui i sindaci dei Consigli comunali dei ragazzi che hanno aderito al progetto "Città sostenibili amiche dei bambini e degli adolescenti", promosso da Ombudsman, Legambiente e Unicef.

«Il buon governo della cosa pubblica è importante per far funzionare la società», sottolinea Spadafora. «Sono felice di incontrare dei giovani sindaci che magari domani saranno la classe dirigente del Paese.» Le Marche si sono distinte per il progetto "Città sostenibili" che ha portato a istituire il primo elenco ufficiale di amministrazioni virtuose nella tutela dei diritti dei minorenni che si sono impegnate formalmente a garantirgli il diritto alla partecipazione e all'ascolto nelle scelte politiche che li riguardano. L'impegno per il futuro è quello di ampliare l'elenco delle città, grazie anche al contributo di due nuovi partner entrati nel progetto: l'Ufficio scolastico regionale e la Regione Marche, con gli assessorati ambiente, cultura, istruzione e servizi sociali.

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