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Non lasciare sole le famiglie che adottano disabili

Secondo il Dipartimento di Giustizia Minorile, nel 2014 trecento minori con disabilità fisiche o intellettive erano in attesa di essere adottati. Di questi 62 hanno meno di dieci anni, mentre 137 ne hanno più di 15: la maggior parte di loro arriva alla maggiore età avendo trascorso tutta la loro vita in istituti o in case famiglia. Sono pochi, infatti, i genitori che scelgono di accogliere bambini con handicap. Chi, al contrario, decide di intraprendere questo percorso resta spesso solo a far fronte alle difficoltà che una adozione di questo tipo può comportare.

"Adottare è sempre una scelta coraggiosa, lo è ancora di più quando il bambino ha delle problematiche, come può essere una disabilità", afferma il Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza Vincenzo Spadafora. "Non credo che sentimenti come il coraggio e la generosità si possano incentivare, però la legge sulle adozioni prevede che le coppie che danno disponibilità ad adottare un minore con difficoltà abbiano una 'corsia preferenziale', ma è importante anche che siano realmente sostenute. Creare una rete di servizi specializzati sulla quale le famiglie possano contare, contribuirebbe a rinforzare scelte di questo tipo".

Uno strumento per accelerare le adozioni dei minori con disabilità e per trovare in tempi brevi la famiglia adatta alle loro particolari esigenze è la Banca dati delle adozioni, prevista dall'articolo 40 della legge 149/2001. È stata attivata solo nel 2013 ma ancora non è operativa: "Conoscere i numeri, in quasi tutti i campi che riguardano l'infanzia, è il primo passaggio per intraprendere politiche adeguate. Per questo è indispensabile implementare i sistemi di rilevazione in atto. Abbiamo manifestato questa necessità più volte. La Banca dati non è ancora funzionante in tutti i 29 tribunali per minorenni perché questi ultimi non sono ancora dotati di uno stesso sistema informatico. I dati che attualmente si raccolgono, con modalità sia informatica che manuale, sono quindi ancora parziali", spiega il Garante.

Per Spadafora è poi importante accompagnare le famiglie nel percorso che le porterà a diventare genitori. "Troppo spesso chi adotta resta solo a causa della diffusa carenza di risorse nei servizi sociali. I genitori vanno invece formati nel tempo, a partire dal momento in cui danno la disponibilità all'adozione. Questa azione può avere oltretutto una forte valenza preventiva, anche per limitare ed evitare i fallimenti adottivi che a volte si verificano e che sono esperienze traumatizzanti per il minorenne costretto a vivere un ulteriore abbandono"

Le associazioni che si occupano di adozioni e affidamenti riunite nel Tavolo nazionale affido hanno più volte chiesto al governo sostegni economici per chi adotta minori con disabilità. Una richiesta che trova l'appoggio del Garante: "E' indubbio che tutte le famiglie con un bambino portatore di bisogni speciali vadano supportate nell'affrontare la responsabilità di una quotidianità complessa, assicurando loro aiuti nella cura e nell'assistenza".

© Copyright Redattore Sociale/Maria Gabriella Lanza

“Indifesa”, presentato il dossier sulla violenza da Terre des hommes

“Mi chiamo Amani, ho solo 12 anni e sono indifesa. Mi piacerebbe andare a scuola per imparare a leggere e scrivere e giocare con i bambini della mia età. Invece le mie giornate le passo piegata a terra a pulire, a lavorare sotto un sole sfiancante, ad assistere persone che mi trattano come una schiava”. È la storia di Amani, una delle tante che racchiudono il senso della campagna “INDIFESA” presentata questa mattina alla Camera dei Deputati nella Sala del Refettorio da Terre des Hommes insieme alla quarta Edizione del Dossier indifesa dedicato a “La condizione delle bambine e delle ragazze in Italia e nel mondo”.

All’evento, Sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e con il patrocinio della Polizia di Stato, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e la Camera dei Deputati, hanno preso parte tra gli altri, Donatella Vergari, Segretario Generale Terre des Hommes Italia, Mario Giro, Sottosegretario agli Affari Esteri, Vincenzo Spadafora, Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Federica Giannotta, Responsabile Advocacy Terre des Hommes, Valeria Fedeli, Vice Presidente del Senato. Ha moderato i lavori Lucia Annunziata, Direttore dell’Huffington Post.

"All'indomani della nascita dei Sustainable Development Goals (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) che hanno molti riferimenti alla questione di genere, occorre ricordare che ci sono ancora 57 milioni di bambine e ragazze non vanno a scuola e oltre 68 milioni le bambine costrette a lavorare", ha dichiarato Donatella Vergari, segretario generale di Terre des Hommes. "Quindici milioni le baby-spose che, senza volerlo e nel giro di poco tempo, diventano baby mamme e devono lasciare gli studi. Senza istruzione non potranno avere una vita migliore e dare il loro contributo al progresso dell'umanità” ha concluso.

“Credo che la presentazione del rapporto sia l'occasione per fare la differenza tra la realtà e ciò che qualcuno vuole far credere. Voglio commentare due dati in particolare: il primo è quello delle violenze subite da parte delle bambine. Rispetto a questo come Authority abbiamo fatto una raccolta dei dati di quante tra le vittime che avessero subito maltrattamenti sono in carica ai servizi sociali, ed è uscito un numero importante: sono circa 91mila, di cui la maggioranza bambine” ha commentato il Garante Vincenzo Spadafora nel suo intervento. "L'altra parte che mi ha colpito del dossier è quella dedicata alle interviste, devo dire molto 'autentiche', fatte agli adolescenti; queste sottolineano come tra loro non si percepisca molto il fenomeno delle discriminazioni legate alle differenze di genere, soprattutto da parte dei maschi. Un'aderenza agli stereotipi di genere infatti è già presente nei ragazzi non ancora in età matura, e su questo c'è ancora molto da lavorare, a partire dalle scuole dove vanno educati alla differenza di genere. Ma come s'inserisce l'Italia in tutto questo? Nel Piano nazionale dell'infanzia sono previste, tra le altre cose, delle azioni per il contrasto delle discriminazioni di genere, il problema è che non sono state ancora assegnate risorse specifiche. Ieri ero a Reggio Calabria per uno sbarco di immigrati con quasi 100 minorenni stranieri non accompagnati, e per la prima volta la maggioranza di loro erano bambine. Incontrandole sono rimasto molto colpito perché loro stesse, chiedendo di parlarmi visto che ero lì presente, chiedevano non di mangiare o nuovi abiti con cui vestirsi, ma quando sarebbero potute tornare a scuola. Per questo mi sono ancora più convinto che un paese come il nostro deve essere in grado occuparsi di cooperazione internazionale così come dei bambini italiani. Questa è la vera civiltà. E voglio ringraziare "Terre des Homme" perché da sempre con il suo impegno, come il dossier presentato oggi, dimostra di essere in prima fila per la difesa dei più deboli, fornendo spunti di riflessione di grande utilità”.

La giornata è proseguita con l’approfondimento dei temi “La condizione delle bambine e delle ragazze nei conflitti” e “Il contrasto allo sfruttamento delle bambine e delle ragazze per fini sessuali”.

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"100 Passi" la radio che trasmette dalla casa confiscata al boss

“La mafia uccide, il silenzio pure” è questa la tag-line di Radio 100 Passi, fondata 5 anni fa da Danilo Sulis, amico di Peppino Impastato, attivista e giornalista assassinato dalla mafia di Gaetano Badalamenti nel 1978 a Cinisi in Sicilia.

La radio, che fa parte del network “Rete 100 Passi” comprensivo anche di giornale e tv e che si sta diffondendo in Italia, sarà una delle 8 redazioni di partenza di “Sarai”, la radio ufficiale dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Nata sulla scia di Radio Aut, voluta da Peppino Impastato, ha iniziato il proprio percorso, riscuotendo le ormai vecchie realtà che avevano partecipato alle lotte degli anni giovanili, nella casa di Peppino, il 5 gennaio, il giorno del suo compleanno. “Io alle commemorazioni non vado. Abbiamo deciso di festeggiare i compleanni” ci ha detto Danilo Sulis.

Un percorso ad ostacoli difficile e tortuoso. “Abbiamo ricevuto 9 atti intimidatori alla nostra prima sede di Palermo – ha raccontato Sulis - Era un quartiere ad alta densità mafiosa. Ma con il nostro arrivo, la criminalità stava perdendo il controllo. Creammo un asilo, un laboratorio pediatrico, una biblioteca, arrivò Emergency. E spesso iniziavano a venire in radio anche i ragazzi del quartiere. Imparavano un mestiere, ma se li incontravi fuori, a volte non ti salutavano nemmeno, per paura di perdere il rispetto. Poi fummo costretti ad allontanarci”.

Ma Radio 100 Passi non si è mai fermata, anzi. Il 9 maggio del 2014 la radio ha iniziato a trasmettere anche dalla casa confiscata a Tano Seduto, Gaetano Badalamenti, proprio a 100 passi dalla casa della famiglia Impastato, oggi sede del museo Casa Memoria.

Ed i progetti non finiscono qui. Da poche settimane Danilo ha lanciato su change.org una petizione affinché venga proibita la diffusione e la produzione di “prodotti e gadget che richiamando simboli di mafia diffondono la cultura dell’illegalità”. La campagna “Io non sono mafioso” è stata voluta a seguito di un caso molto particolare. “Scoprimmo che in Austria c’era una paninoteca che si chiamava Don Panino e vendeva il “Panino Falcone” nella cui descrizione recitava: esplosivo come la bomba che lo fece saltare in aria. L’abbiamo fatta chiudere”.

Ancora tanto altro, dal Progetto Onda d’Urto, con la creazione di tre corsi di formazione per chi ambisce a lavorare in radio, fino alla nascita delle community Radio sparse in Italia. Infine “Sarai Tenns Digital Radio” con l’Autorità Garante.

“Questa è la prima cosa che facciamo con un ente pubblico” ha confidato Sulis. Cosa vi ha convinto a partecipare a Sarai? “Per assurdo ho sempre trovato 60enni con entusiasmo mentre 18enni disinteressati. Qui invece c’è una grande sinergia, ci sono tanti giovani con voglia di utilizzare lo strumento radio per fare del bene”.

A Reggio Calabria per l’arrivo di una nave con 717 migranti

L'Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescenza Vincenzo Spadafora si è recato al porto di Reggio Calabria per assistere insieme al Prefetto della Città Claudio Sammartino, alle operazioni di sbarco della nave "Dattilo" con a bordo 717 migranti tra i quali 533 uomini, 164 donne e 20 minorenni. L'obiettivo è di verificare l'efficacia del nuovo sistema di accoglienza dei minorenni stranieri non accompagnati e quali siano invece le criticità sulle quali intervenire.

L'Autorità è stata informata dell'arrivo nelle prossime ore di altre navi con a bordo minorenni nei porti della Sicilia e della Calabria e intende quindi monitorare che il nuovo sistema di accoglienza sia efficace, considerando che l'approssimarsi dell'inverno non fermerà le partenze dei tanti migranti in fuga dai loro paesi.

Convegno a Rovigo per il diritto all'ascolto

Si è tenuto a Rovigo, il convegno “Diritti all’ascolto” in occasione della giornata inaugurale della mostra "Insieme per i diritti dell'infanzia", organizzata dall’ACR della Diocesi di Adria – Rovigo. La mostra, ideata per far conoscere ai ragazzi e non solo, la Convenzione Internazionale sui Diritti dei Fanciulli dell'ONU, rimarrà aperta fino all’8 ottobre. Tema principale del dibattito, l’ascolto dei ragazzi da parte della famiglia, delle istituzioni e delle associazioni.

L’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ha patrocinato l’iniziativa ed ha partecipato, seppur a distanza, con un messaggio del Garante Vincenzo Spadafora.

 “Mi congratulo per questa iniziativa che contribuisce a promuovere politiche e pratiche che permettono di dare voce ai bambini e agli adolescenti. Sono convinto infatti che confrontarsi con loro, ascoltare i loro pensieri e incontrarli è un aspetto strettamente legato alla crescita complessiva dei processi democratici. L’ascolto e la partecipazione sono due dei principi generali più innovativi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e rappresentano gli elementi fondamentali per trasformare i minorenni in veri “soggetti” di diritto”.

Perché dovremmo ascoltare i minorenni? si chiede infine il Garante: “Per prendere decisioni migliori. Perché, ascoltando l’opinione dei bambini sulle decisioni che incidono direttamente sulla loro vita, permettiamo loro di sperimentare processi decisionali democratici”.

SOS Scuola, per il diritto a vivere in un luogo accogliente

Conackry, Bruxelles, Palermo. Tre città legate da una storia molto intensa. Storia di vita, storia di speranza, storia di morte e di rinascita. E’ il 29 luglio 1999 quando due adolescenti africani, Yaguine e Fodè, vennero ritrovati morti assiderati dopo essersi nascosti nel carrello dell’aereo che, partito dalla Guinea, atterrò in Belgio. Volevano portare ai “Signori d’Europa” una lettera, scritta in francese, con la quale chiedevano a nome di tutti i bambini di quel Sud del mondo, il riconoscimento dei loro diritti fondamentali negati. La terza tappa è Palermo e diverse parti d’Italia. Da questa tragica storia, Paolo Bianchini e Paola Ruta hanno tratto un film, “Il Sole Dentro”. E dal film, con la loro associazione Alveare per il Sociale, un progetto “S.O.S Scuola”, che non è una semplice richiesta di aiuto, ma un invito a pensare ed agire insieme, a scambiarsi competenze e a superare gli ostacoli di carattere economico che tendono a marginalizzare il diritto a vivere in un luogo accogliente.

“S.O.S. sta per “Scambiamoci Orizzonti per Sognare” ed intende sperimentare un nuovo modello di welfare per abbattere le disuguaglianze nel sistema scolastico – ha raccontato Paola Ruta ai microfoni di Sarai Digital Teens, la web radio dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza – Nuove forme di economia relazionale che contribuiscono a rigenerare le scuole con interventi artistici e trasformarle in laboratori permanenti di creatività, diritti, integrazione e multiculturalismo”.

Le prime tappe di S.O.S. Scuola (2014) sono state nell’Istituto Comprensivo Statale di Arsoli (Rm) e nel Liceo Linguistico N. Cassarà di Palermo. Ad Arsoli, S.O.S. Scuola ha programmato un cantiere creativo che ha riqualificato gli spazi interni dell’Istituto

“A Palermo abbiamo trasformato il Liceo in un piccolo museo grazie in particolare al gemellaggio con il Liceo Artistico ‘Guggenheim’ di Venezia e al contributo di artisti come Giuseppe Vesco, Enzo Patti, Luca Bonanno”.

Sempre a Palermo S.O.S. Scuola ha ristrutturato completamente il bar del Liceo chiuso da oltre dieci anni (e diventato una discarica) che ha ispirato la web serie ‘Il bar del Cassarà’ dell’Alveare Cinema prodotta dalla RAI e con la regia di Davide Gambino. 

“Il bar tornerà a diventare un luogo di incontro, integrazione e multiculturalismo – racconta Paola -  Un’altra cellula di un organismo che si riproduce con la sua stessa energia, quella alimentata dall’entusiasmo e dalla “crescita” dei giovani che hanno compreso e rielaborato l’esperienza vissuta durante il cantiere creativo. Una trasformazione prima intima e poi pratica perché il bar sarà anche un luogo di lavoro”.  

Il viaggio di Yaguine e Fodè non si è ancora interrotto. Sono già ripartiti alla volta di altre zone d’Italia, magari arriveranno fino a New York. “Ci ha contattato anche una scuola di New York, dove insegnano italiano – chiude Paola. Vorrebbe che una loro classe partecipi ad uno dei nostri progetti per dare senso alla gita in Italia”. 

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Kickoff Meeting di Radio Sarai, al via il network di adolescenti

Si apre con grande entusiasmo ed una forte emozione la due giorni del “Saremo - Kickoff Meeting” di Sarai Teens Digital Radio, la radio ufficiale dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Due giorni di confronti, idee, condivisione d’esperienze, prove, scalette, registrazioni, tavoli di lavoro organizzati dall'Authority presso l'Istituto Superiore Antincendi di Roma. Finalmente, “Sarai” diventa network. A lavoro, su quasi tutto il territorio nazionale, le nove giovani redazioni delle radio che daranno linfa alle trasmissioni: Radio Kreattiva da Bari, Radio 100 Passi da Cinisi e Palermo, Web Radio Gel da Assisi, il Centro interculturale Nanà da Napoli, Radio Magica da Udine, Radio Sonora dalla bassa Romagna, Associazione Mare di Libri da Rimini, Radio Ragazzi Arenzano e una rappresentanza del gruppo Pidida di Roma.

“Sarai” come una grande community in grado di fare informazione e comunicazione di prossimità. Un lungo cammino che coinvolgerà tanti ragazzi attivati nel processo partecipativo del network.

Due giorni intensi di attività inaugurati alla presenza del Garante Vincenzo Spadafora che ha ringraziato i partecipanti e ha rivolto a tutti loro un grande “in bocca al lupo”, affinché possano far sentire forte, fortissima, la loro voce.

Tanti interventi e contributi nella prima giornata, dal mondo dell’informazione. Con i consigli di Roberto Barone, che ha spiegato il piano editoriale di Sarai, a Mimì De Maio, che ha parlato di strumenti digitali, di rete e social, fino a Emiliano Sbaraglia, che ha spiegato come scrivere per la radio. Concluse le lezioni frontali i ragazzi si sono riuniti in 5 gruppi per scrivere i format di Radio Sarai. 

Nella seconda giornata, si è passati dall’ascolto alla messa in opera, dalla teoria alla pratica. Prima la presentazione dei lavori di progettazione delle trasmissioni, i futuri format della radio, venuti fuori dai tavoli di lavoro, poi la realizzazione di una campagna video di promozione del progetto.

Sarai è pronta a partire, i ragazzi hanno la forza e la volontà di far sentire la propria voce e di dar spazio anche e soprattutto a chi voce non ce l’ha.

Ascolta Sarai Teens Digital Radio.

KickOff Meeting

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L'orchestra multietinca fatta da adolescenti con l'obiettivo di educare al dialogo

Stare nella Piccola Orchestra di Tor Pignattara vuol dire fare nuove amicizie. Condividere una passione bellissima, la musica. E conoscere il mondo, stando a Roma. Perché si tratta di uno dei pochi esempi di orchestra multietnica, composta da ragazzi. Da Cuba alla Nigeria, dalle Filippine al Perù. Con un unico comune denominatore. I musicisti parlano tutti “romanaccio”. Sono il simbolo della Roma che cambia tra bellezza e difficoltà. Una fotografia di Roma e dell’Italia intera. Un’Italia che da qualche anno sta cambiando volto.

“La Piccola Orchestra è nata con il compito di far dialogare i ragazzi tramite la musica - ci ha raccontato l’ideatore Domenico Coduto ai microfoni di SArai Teens Digital Radio durante il Festival Restart – e farla a Tor Pignattara vuol dire anche fare legalità, promuovere l’integrazione e lo scambio di culture diverse e lontane”.

La Piccola Orchestra suona musica da ogni parte del mondo e canta in tante lingue diverse; è concepita come un laboratorio ed è, per sua natura, in continua evoluzione. I ragazzi coinvolti nel progetto partecipano agli incontri settimanali concepiti come una specie di laboratorio di composizione e improvvisazione in cui ognuno porta all’interno dell’orchestra le proprie esperienze, il proprio patrimonio sonoro, i propri gusti personali e i desideri condividendoli e mettendo a fuoco le proprie capacità musicali. La settimana prossima, ha annunciato Domenico, uscirà il terzo disco prodotto dalla Piccola Orchestra. “Il nostro è un progetto aperto a tutti. Quindi contattateci, tramite il sito www.piccolaorchestraditorpignattare.it e le pagine social. Vi aspettiamo!” ha concluso. 

Un percorso di genitorialità studiato per padri e madri tossicodipendenti

Un Parenting Program tutto italiano. Al via una nuova ricerca volta ad analizzare un percorso di genitorialità appositamente studiato per padri e madri tossicodipendenti a favore innanzitutto dei loro figli.

A presentarlo questa mattina la Comunità San Patrignano, titolare dell’iniziativa studiata in collaborazione e sostenuta dalla UBS Optimus Foundation, presso la sede dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, che ha voluto dare il suo patrocinio al progetto proprio per l’innovazione e per l’impatto che avrà sul metodo educativo, sul trattamento di genitori tossicodipendenti e quindi sul benessere dei loro figli, impegno comune in difesa dei diritti dei bambini. L’iniziativa è volta ad intervenire a sostegno di quei bambini che possono aver subito maltrattamenti emotivi ed esser stati trascurati da genitori che hanno avuto una storia di tossicodipendenza.

Ad oggi non esistono Parenting Program validati in Italia. Il corso sarà progettato sulla base di ricerche in questo campo, importando dall’estero il metodo del Parenting Program (letteratura scientifica, studi, ecc.), con adattamenti alle specifiche esigenze. I risultati dell’intervento però potranno diventare base di riferimento per nuovi programmi indirizzati a genitori tossicodipendenti, per migliorare il benessere dei loro figli.

Nello specifico il progetto prevede una durata complessiva di 24 mesi e si articola in incontri ogni venti giorni, diversificati per temi, bisogni e approfondimenti ed è volto a 50-70 genitori ospiti della Comunità San Patrignano. Le attività sono divise in 4 fasi della durata di sei mesi ciascuna:

  • Presentazione del progetto, pianificazione del Parenting Program e presentazione dello staff
  •  Sviluppo del protocollo di ricerca, valutazione iniziale e implementazione del corso per i genitori
  • Conclusione del corso e valutazione
  • Report finale, valutazione e disseminazione dei dati e conferenza finale

Gli obiettivi principali sono:

  • misurare e valutare il progresso della capacità genitoriale basandosi sullo sviluppo della relazione genitore-figlio e sul benessere del bambino;
  • integrare il programma di riabilitazione dalla tossicodipendenza con attività volte a migliorare la capacità genitoriale;
  • promuovere e sostenere lo sviluppo delle famiglie coinvolte, in quanto la serenità della famiglia influenza direttamente la qualità della vita delle singole persone, la loro stabilità e il bene comune dell’intera società;
  • offrire ai frequentanti uno spazio e un tempo per riflettere sul proprio stile educativo, sull’essere padre ed essere madre, e sulle scelte da affrontare insieme;
  • offrire ai genitori che hanno vissuto esperienze traumatiche corsi di formazione e seminari finalizzati a migliorare lo svolgimento del loro compito educativo;

Il percorso didattico specifico per genitori proposto da San Patrignano, insieme col metodo di recupero in sé, saranno oggetto di una valutazione da parte di un team di sociologi ed assistenti sociali dell'università di Bologna.

Più storia, più cultura, più memoria per combattere la mafia

Parole forti quelle di Alfonso Sabella a “Sarai Teens Digital Radio”. L’assessore alla legalità di Roma Capitale, ex sostituto procuratore del pool antimafia di Palermo, intervenuto ai nostri microfoni durante il Festival della Creatività Antimafia “Restart” commenta gli ultimi avvenimenti che hanno interessato la capitale. Dal caso “Casamonica” alle inchieste sulla criminalità organizzata presente in città. Ma, lo fa, da giurista e magistrato, con un occhio attento ai diritti, alla legalità e a come tutto questo influenzi la vita ed il futuro dei più giovani.

“Sono stato quasi contento che ci sia stato il funerale dei Casamonica – rivela l’ex sostituto procuratore di Palermo - Finalmente i romani hanno capito che c’è la mafia nel cuore di Roma. Alcuni ancora negavano. Il funerale è solamente la punta dell’iceberg. Dietro c’è un sistema criminale che Roma non può permettersi”.

Un sistema criminale “originale ed originario del tutto romano”, come ha affermato più volte Giuseppe Pignatone, procuratore della repubblica di Roma, che ha bisogno anche dell’aiuto dei cittadini per essere sconfitto.

“Non basta la polizia, la magistratura, la guardia di finanza. Non bastano le leggi da sole. Spesso quando vado nelle scuole, per incontri, dibatti, convegni, cito una frase di Kennedy: non chiedete cosa il vostro paese può fare per voi, ma cosa voi potete fare per il vostro paese, ma in più aggiungo, controllate, vigilate che chi vi governa faccia bene, nell’interesse di tutti. Il controllo più limpido è quello dei cittadini. Tutto deve diventare pubblico, i cittadini possono e devono verificare”.

“Quale strumento può essere messo in campo, nelle scuole, come nella società, per contrastare le mafie?” hanno chiesto poi i ragazzi di “Sarai”.

“Più storia, più cultura, più memoria. La mafia si combatte con il sapere e la conoscenza. Don Pino Puglisi, ad esempio, non faceva antimafia. Lui insegnava la storia, la formazione, l’educazione civica. A Brancaccio. Per questo è stato ucciso dalla mafia. Provava a tirar fuori dall’ignoranza i più giovani. La scuola ha questo compito: non dia nozioni, dia ai ragazzi la possibilità di formare una propria coscienza. Ignoranza è mafia, cultura è diritto. L’uomo è per natura buono e vincerà  sulle mafie solo se saprà riconoscere il male, fin da piccolo”.

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