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Salone del libro: i bambini riscrivono la Convenzione dei diritti dell’infanzia

Migliaia di bambini si sono messi in gioco per scrivere i nuovi articoli della Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza utilizzando un libro di Geronimo Stilton. Il 14 maggio, al Salone internazionale del libro di Torino, li renderanno pubblici, giocando all’Arena Bookstock dalle ore 10,30. Parteciperà Filomena Albano, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), che ha promosso il progetto “La Convenzione dell’infanzia riscritta dai bambini”.

Un’iniziativa che ha coinvolto una quarantina di scuole, dalla Lombardia alla Sicilia, e ha permesso ai più piccoli, a partire dal libro di Geronimo Stilton “La Costituzione italiana raccontata ai ragazzi” (Edizioni Piemme), di prendere consapevolezza di essere soggetti di diritti a partire proprio dalla Carta costituzionale e dalla Convenzione Onu. Prevista, in occasione del Salone, un’edizione straordinaria dell’Eco del Roditore.

È stato un viaggio di andata e ritorno per i bambini grazie alla ‘mappa’ costituita dei principi fondamentali della Costituzione e dei diritti della Convenzione. Grazie a essi, giocando, hanno riflettuto su bisogni e diritti, arrivando a nuove scoperte. “È stata l’opportunità – dice la Garante Filomena Albano – per i bambini di costruire il proprio ‘sé’, di educarsi alla partecipazione e alla legalità, oltre che rendersi parte attiva nel diffondere la conoscenza della Carta costituzionale e della Convenzione tra coetanei. Si tratta di un progetto che vede la formazione non come punto di arrivo, ma come punto di inizio, partendo dal riconoscimento di se stessi per attivare un comportamento culturale nuovo e costruttivo”.

Il progetto si è sviluppato intorno a ‘conferenze ludiche’ assistite da “allenatori di cervelli” dell’Associazione “Così per gioco” nel corso delle quali gli alunni hanno esplorato e formalizzato “bisogni-diritti” avvertiti come più “urgenti” o più vicini alla propria realtà. Infine, sono stati avviati una serie di incontri finali, per condividere i risultati del progetto. Quest’ultima fase è iniziata ad aprile e si svolgerà per tutto maggio fino alla chiusura delle scuole di giugno con 37 eventi in tutta Italia.

Minori stranieri non accompagnati, l'Agia alle Istituzioni: attuare la legge

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), Filomena Albano, ha inviato al presidente del Consiglio, ai ministeri coinvolti, ai presidenti delle Regioni, al vicepresidente del Csm e alla Conferenza Stato Regioni una nota sullo stato di attuazione della legge sui minori stranieri non accompagnati (Mnsa) a un anno dall’entrata in vigore, avvenuta il 6 maggio 2017.

L’invito è a intensificare gli sforzi per realizzare un sistema di accoglienza completo, efficace e omogeneo sul territorio nazionale. “L’obiettivo – afferma la Garante – è tutelare e dare piena attuazione ai diritti e al superiore interesse del ‘minore’, così come previsto dalla normativa internazionale e nazionale”.

I numeri dei minori non accompagnati

In Italia al 31 marzo risultano presenti 13.838 migranti sotto i 18 anni privi di adulti di riferimento (a febbraio erano 14.338). Nel dicembre 2017 ne erano stati contati 18.303. Sono invece oltre 4000 gli aspiranti tutori volontari, i cui corsi di formazione sono iniziati nello scorso autunno. I nominativi di circa mille tutori sono già stati trasmessi ai tribunali per i minorenni, che sono ora tenuti a designarli. L’aver trasferito  a livello nazionale l’esperienza dei tutori volontari – già sperimentata localmente e in alcuni paesi europei – è una delle novità introdotte dalla legge 47 sui minori non accompagnati, normativa per la quale l’Italia è annoverata tra le buone prassi europee.

Una legge da attuare pienamente

“Pur nella consapevolezza degli sforzi fatti, ad oggi, vi sono però aspetti della legge che ancora non hanno avuto piena attuazione” avverte la Garante Albano. L’elenco è ampio. Si va dai regolamenti di attuazione, che avrebbero dovuto esser adottati, alle stesse nomine dei tutori. “Da una campionatura parziale, salvo alcune realtà che hanno avviato da tempo queste esperienza, il numero di quelli nominati dai tribunali resta ancora esiguo” registra l’Autorità garante.

Nominare presto i tutori volontari

“Occorre valorizzare il contributo di solidarietà di questi cittadini con la nomina tempestiva, da parte dei giudici, dei tutori già formati e inseriti negli elenchi” sollecita la Garante nel riassumere i contenuti della nota inviata a Governo, Regioni e Csm. Tutori per i quali serve istituire una polizza assicurativa per la responsabilità civile, prevedere permessi di lavoro e assicurare il rimborso delle spese sostenute. Le nomine inoltre, perché la tutela sia effettiva, dovranno avvenire tenendo conto della vicinanza territoriale tra minorenni e tutori. Va quindi attivata una sinergia tra tutti gli attori del sistema di protezione e accoglienza, i garanti, i tribunali, i servizi sociali, le prefetture e le questure.

Le criticità dell’accoglienza in Italia

Non è stato ancora adottato il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che definisce la procedura per il primo colloquio con il ‘minore’ da parte del personale della struttura di prima accoglienza. “Anche questo decreto, come gli altri, andrebbe adottato quanto prima” sostiene l’Agia. Va approvato anche un protocollo multidisciplinare, unitario per tutta Italia, per accertare l’età dei non accompagnati. E va creato un format unico e condiviso per la “cartella sociale” degli Msna, contenente le informazioni fondamentali e la tracciabilità della presa in carico. Tutte le questure italiane, infine, dovrebbero uniformarsi alle circolari del Ministero dell’Interno che non subordina il rilascio del permesso di soggiorno ai minorenni soli alla presentazione del passaporto o di un altro documento di identità.

Accorciare i tempi di permanenza

“È poi necessario garantire il rispetto dei 30 giorni previsti dalla legge come termine massimo di permanenza nelle strutture di prima accoglienza” aggiunge la Garante. I ragazzi, secondo l’Agia, andrebbero spostati tempestivamente in quelle di seconda accoglienza.

Distribuire i ‘minori’ sul territorio

Quattro minori stranieri su di 10 di quelli presenti in Italia sono concentrati in Sicilia. “La loro costante presenza in questa regione rischia di far fallire tutto il sistema di accoglienza e protezione per i ‘minori’, incluso  quello del tutore” avverte l’Autorità garante. “Gli aspiranti tutori sono distribuiti in modo quasi uniforme sul territorio nazionale, i ragazzi sono invece localizzati prevalentemente in Sicilia: si rischia così di non garantire standard accettabili di accoglienza e di integrazione dei giovani”.

Andare oltre la tutela con l’affido

Il ricorso all’affido, istituto giuridico consolidato, presenta ancora delle criticità. “Bisogna incoraggiare, sostenere e favorire l’affido – dice l’Autorità garante – Esso non solo risponde agli obiettivi di integrazione e inclusione, ma consente ai bambini e ai ragazzi di trovare un punto di riferimento stabile nella famiglia affidataria.

Msna maggiorenni da integrare

II 18 anni, poi, arrivano presto per i minori stranieri non accompagnati: oltre l’80% ha tra i 16 e i 17 anni. “Nel poco tempo disponibile – osserva la Garante Albano – non riescono a completare il percorso verso l’autonomia e a integrarsi. Bisogna allora garantire loro un prolungamento del supporto attivando il cosiddetto ‘prosieguo amministrativo’ previsto dalla legge 47. Serve informare i soggetti deputati ad attivare questa procedura e prevedere risorse finanziarie per gli enti competenti. Nella stessa ottica vanno finanziati percorsi di autonomia e sostenute le iniziative per promuoverne l’integrazione sociale e lavorativa”.

Giornata contro la pedofilia, Agia: “Prendere coscienza della consistenza del fenomeno”

“I casi e il materiale on line che vedono bambine e bambini vittime di violenza e sfruttamento sessuale sono fonte di grande preoccupazione. La Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia rappresenta l’occasione per rendere visibile un fenomeno che non si vorrebbe esistesse, tanto è orribile, ma sul quale invece va tenuta alta l’attenzione”. Così l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), Filomena Albano, in occasione della ricorrenza del 5 maggio. La Garante evidenzia come i minorenni, sin dalla più tenera età, devono acquisire la consapevolezza dei diritti riconosciuti dalla Convenzione Onu del 1989. “Primo tra tutti, quello ad avere una vita libera dalla violenza”.

“Serve una rete sociale che eviti ai bambini di rimanere soli, divenendo in questo modo più vulnerabili” afferma l’Autorità garante. “Vanno supportate e diffuse iniziative come “Dillo a qualcuno di cui ti fidi”, un progetto che abbiamo sostenuto per la sensibilizzazione al contrasto alla violenza e all’abuso nei confronti dei minorenni”. Si tratta di una traduzione realizzata da Agia di una pubblicazione del Consiglio d’Europa che cerca di stimolare i bambini tra i 9 e i 13 anni a parlare con chi si fidano di episodi dei quali sono stati vittima, superando così la vergogna.  “Sono inoltre necessarie azioni per la formazione, universitaria e professionale delle persone che entrano in contatto con i bambini, come insegnanti e pediatri, per aiutarli a individuare tempestivamente i segnali di sofferenza” afferma la Garante Albano.

Contro la pedofilia, secondo l’Agia, è fondamentale avere informazioni aggiornate e complete. “Ci sono molte fonti di dati e l’ideale sarebbe metterle a sistema, anche per leggere le informazioni in modo da evidenziare le relazioni tra autori e vittime oltre che i contesti in cui avvengono gli abusi”, conclude la Garante.

“Navigare… in un mare di diritti”: nella sede dell’Agia i ragazzi di Roma e di Anzio

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, ha incontrato due quarte classi di due istituti superiori della provincia di Roma nell’ambito del progetto “Navigare… in un mare di diritti”, promosso dall’Agia in collaborazione con l’associazione Lisca Bianca per accrescere nei giovani la conoscenza e la consapevolezza dei diritti di cui sono portatori. Si tratta degli alunni del Liceo Benedetto da Norcia di Roma e del Liceo Chris Cappell College di Anzio, che questa mattina hanno illustrato alla Garante le modalità e gli strumenti con cui pensano di parlare della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza con i bambini più piccoli, nella loro attività di peer educator.

I ragazzi hanno spiegato l’importanza di utilizzare un linguaggio chiaro e di semplificare il contenuto dei diritti, in modo che possa risultare accessibile a tutti e facile da ricordare. Hanno proposto poi una serie di attività con cui intendono coinvolgere attivamente i bambini: il Benedetto da Norcia raccoglierà sotto forma di messaggi in bottiglia le domande per la Garante, il Chris Cappell utilizzerà il gioco del memory, con immagini che rappresentano i singoli articoli della Convenzione.

 “E’ bello che i ragazzi si rendano protagonisti attivi dell’attività di diffusione dei diritti e diventino testimonial della Convenzione nei confronti dei più piccoli – commenta la Garante – perché hanno più possibilità di conquistare l’attenzione dei bambini. Partecipando al nostro progetto si stanno formando per diventare veri e propri professionisti dei diritti, in grado di trasmettere ad altri quanto hanno imparato negli scorsi mesi. Allo stesso tempo questa rappresenta per loro stessi una preziosa occasione di crescita personale e collettiva: le conoscenze acquisite e le esperienze fatte formeranno un patrimonio che rimarrà vivo per sempre”.

 

Bullismo, l’Agia: “La mediazione diventi una materia scolastica”

Prevenire il bullismo è possibile. Per farlo è necessario far crescere tra i ragazzi la “cultura della mediazione”. L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza – di fronte al ripetersi di episodi di bullismo – avanza alcune proposte, frutto di una serie di esperienze pilota compiute nelle scuole italiane.  Si tratta dei risultati di due progetti realizzati dall’Autorità garante – “Dallo scontro all’incontro: mediando s’impara” e “Riparare: conflitti e mediazione a scuola” – che hanno coinvolto oltre mille studenti italiani tra gli 11 e i 14 anni.

“La mediazione va introdotta nei programmi scolastici come materia di studio” afferma la Garante Filomena Albano. “Una formazione rivolta ai giovani perché possano acquisire capacità di ascolto e di mediazione e siano così coinvolti, in maniera attiva, nella gestione dei conflitti a scuola. Ma anche una formazione di cui siano destinatari gli adulti affinché possano acquisire strumenti utili per la gestione della conflittualità”.

In tutte le scuole, sempre secondo l’Autorità garante, andrebbero istituiti degli ‘spazi di mediazione’, gestiti dagli stessi studenti, con il supporto dei professori. “Pensiamo a luoghi nei quali si pratichi un approccio non violento per la risoluzione dei conflitti. Spazi nei quali si pratichi l’ascolto, la comprensione delle vite altrui e la ricerca di ‘accordi’ per il futuro”. E cosa fare con chi ha comunque violato le regole? “In analogia a quanto accade con la giustizia ordinaria, andrebbe introdotto il concetto di ‘riparazione’. Non è toglier di mezzo le sanzioni ma, al contrario, la giustizia riparativa rappresenta una loro integrazione. Riparare il danno rende infatti praticabile la prospettiva di una responsabilità ‘verso qualcuno’ e non ‘per qualcosa’. Il che rappresenta un grande passo in avanti nella cultura della comprensione dell’altro”.

Altro strumento, proposto dall’Autorità garante e nato dalle sperimentazioni condotte nelle scuole, è la cosiddetta ‘scatola della mediazione’, collegata all’istituzione di uno sportello di mediazione in ciascun istituto. Si tratta di contenitore da collocare all’ingresso delle scuole che potrebbe consentire a chi ha bisogno di inserirvi il proprio nome e la classe di appartenenza per essere contattato dallo sportello. Tutte queste iniziative dovrebbero poter essere istituzionalizzate attraverso l’adozione di regolamenti scolastici che le facciano proprie.

 “La mediazione è un mezzo potente – conclude la Garante – perché crea lo spazio, attraverso l’ascolto, per la relazione, nel momento in cui si instaura un clima di fiducia”. E per questa via consente di agire per prevenire il bullismo.

La Garante con i ragazzi dell’Alzavole per parlare di mediazione

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano ha incontrato questa mattina i ragazzi dell’istituto comprensivo di via delle Alzavole di Roma, nell’ambito del progetto “Riparare: conflitti e mediazione a scuola”. Scopo dell’iniziativa è trasmettere a giovani e adulti strumenti utili a gestire i conflitti che possono crearsi in ambiente scolastico e individuare le strategie per intervenire in modo efficace, evitando degenerazioni in atti di violenza. Nata per proseguire e approfondire il percorso avviato con il progetto “Dallo scontro all’incontro: mediando si impara”, questa attività promossa dall’Autorità garante mira a formare un gruppo di ragazzi e di adulti (insegnanti, genitori, collaboratori scolastici) sull’arte della mediazione.

L’obiettivo ultimo è quello di costruire all’interno delle scuole uno spazio di mediazione - gestito dagli studenti con il supporto degli adulti appositamente formati – che possa essere luogo accogliente e neutrale in cui dare spazio all’ascolto consapevole e alla comprensione del vissuto altrui. Tutto questo al fine di sviluppare le competenze necessarie a “saper litigare” non soltanto a scuola, ma anche in altri contesti di vita quotidiana, con una ricaduta “a cascata” che porti a una diffusione sempre maggiore della mediazione come strumento di risoluzione di ogni tipo di contrasto.

Durante l’incontro la Garante si è confrontata con i ragazzi coinvolti nel progetto per condividere il percorso svolto sino a ora e ascoltare direttamente dalla loro voce l’impatto che le attività realizzate ha prodotto in ciascuno di loro e nel gruppo. Gli studenti hanno quindi sottolineato l’importanza del percorso attraversato, soffermandosi su quello che hanno imparato: il mediatore ha il compito di riallacciare i legami, facendo lavorare i litiganti sui loro sentimenti e vissuti, il mediatore ascolta con il cuore, non dà consigli, non giudica. Hanno aggiunto poi che l’arte del mediare consiste anche nella capacità di “fare buone domande” e nel riassumere i vissuti delle persone in conflitto per aiutarle a comprendere l’una i vissuti degli altri.

I mediatori in erba hanno infine illustrato alla Garante le modalità con le quali intendono diffondere l’apertura dello sportello di mediazione e hanno presentato la “scatola della mediazione”: posta all’ingresso della scuola, sarà a disposizione di chi vorrà inserirvi il proprio nome e la classe di appartenenza per essere contattato.

 “Il conflitto è qualcosa di naturale, che fa parte da sempre dei rapporti umani – ha detto la Garante – non possiamo pensare di evitarlo ma dobbiamo imparare a dominarlo, a gestirlo. Per questo è importante creare occasioni come quella di oggi, in cui tutti insieme riflettiamo sull’importanza di ascoltare, di rispettare l’altro e di cercare un punto di incontro. Siete pronti a essere riservati e imparziali? Se lo siete, come Autorità promotore del progetto vi rilascerò un tesserino di riconoscimento di mediatori”.

L’Autorità garante: “A 16 anni il consenso al trattamento dei dati personali online”

È 16 anni l’età minima per poter esprimere da soli, senza l’intervento dei genitori o di chi ne fa le veci, il consenso al trattamento dei dati personali in occasione dell’iscrizione a social, app o altri servizi digitali online. È questo l’orientamento espresso dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), Filomena Albano, in un parere inviato al Governo a proposito dello schema di decreto legislativo all’esame del Consiglio dei ministri per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento 2016/679/UE del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di privacy. La nuova disposizione europea – nota anche come Gdpr e che entrerà in vigore il prossimo 25 maggio – fissa a 16 anni tale età, ma consente agli Stati membri di stabilirne una più bassa, purché non inferiore ai 13 anni.

“Non è opportuno abbassare la soglia dei 16 anni prevista dal Regolamento” osserva la Garante Filomena Albano. “I diritti di ascolto, partecipazione, espressione e quello di essere parte della vita culturale e artistica del Paese previsti dalla Convenzione internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza devono dar vita a una ‘partecipazione leggera’ dei minorenni. In altre parole, non gravata da pesi e responsabilità che competono, da una parte, a chi esercita la responsabilità genitoriale e, dall’altra, ai contesti educativi e istituzionali nei quali sono inseriti i ragazzi”.

 “Ad oggi, in Italia – osserva l’Autorità garante – non si registra una diffusione capillare di programmi educativi tarati specificatamente sulla ‘consapevolezza digitale’. Serve che le agenzie educative e le istituzioni predispongano e attuino un programma in tal senso, accompagnato da uno studio sulla necessaria consapevolezza digitale da parte delle persone di minore età. In assenza non è possibile immaginare una soglia per il consenso autonomo dei minorenni più bassa di quella stabilita a 16 anni a livello europeo”.  I 16 anni, d’altra parte, rappresentano già nell’ordinamento giuridico italiano un’età di passaggio verso la maturità per altre situazioni giuridicamente rilevanti.

Il parere dell’Agia – preceduto dall’audizione, nei giorni scorsi, di 20 esperti e della Consulta dei ragazzi –contiene una serie di indicazioni che puntano anche a dar corpo ai “considerando” del Regolamento Ue. Tra di esse: la richiesta che le informative sul trattamento dei dati personali siano scritte in un linguaggio comprensibile ai minorenni e che i loro dati siano trattati al solo scopo di tutelarne i diritti e non per finalità di marketing. Sottolineato anche il diritto del minorenne ad accedere, rettificare o chiedere di cancellare le informazioni che lo riguardano.

Il parere dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza è consultabile nella sezione “Pareri e proposte” (pdf).

Minori stranieri non accompagnati, accordo tra Agia e UNHCR

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) e l’UNHCR hanno sottoscritto un accordo per sostenere e realizzare il diritto dei minorenni stranieri non accompagnati a essere ascoltati e a prender parte alle decisioni che li riguardano. Tre le azioni previste dal programma: visite nei centri di prima e seconda accoglienza; attività di partecipazione dei ragazzi ospiti in centri SPRAR, sulle cui risultanze saranno messi a punto strumenti operativi e di formazione per i tutori volontari. E, infine, un corso di fotografia – con mostra conclusiva sulle principali problematiche e lacune di protezione dei minori stranieri – per promuovere le capacità di esprimersi dei giovani richiedenti asilo ospiti nei centri di Roma.

Il patto integra il protocollo sottoscritto nel 2017 tra Agia e UNHCR. “Proseguiremo insieme all’UNCHR il programma congiunto di visite nei centri di prima e seconda accoglienza di alcune località italiane” spiega la Garante Filomena Albano. “E torneremo in due delle strutture nelle quali lo scorso anno abbiano registrato maggiori criticità. Le nuove visite saranno compiute in Calabria, Sicilia e Lazio. Al termine delle visite, sarà redatto un rapporto finale, che metterà a fuoco le condizioni di accoglienza e le principali problematiche dei centri. Ove necessario l’Autorità rivolgerà raccomandazioni alle istituzioni e  alle parti interessate”.

Al Mario Nuccio di Marsala l’evento conclusivo del progetto “Libera-mente”

L’Ufficio dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) ha partecipato questa mattina all’evento organizzato dall’istituto comprensivo Mario Nuccio di Marsala (Trapani) per la conclusione del progetto “Libera – mente” realizzato dall’Autorità garante, in collaborazione con l’Istituto Don Calabria , in sei scuole italiane. Obiettivo del progetto: diffondere tra i ragazzi corretti stili di vita, insegnando loro a riconoscere le nuove forme di dipendenza e trasmettendo la consapevolezza che ogni età può essere vissuta in modo pieno e sereno.

Il percorso educativo svolto dai ragazzi delle seconde classi dell’istituto si è focalizzato in particolare sul tema delle tecno dipendenze, ovvero dell’uso scorretto di cellulari, computer, videogiochi, internet e social network. Dopo una prima fase che ha permesso di formare il gruppo di ragazzi chiamati a svolgere il ruolo di peer educator, si è passati al momento della condivisione di quanto appreso con gli altri alunni della scuola, attraverso il metodo della educazione tra pari, per arrivare poi alla realizzazione di un prodotto finale che fosse il più possibile rappresentativo del percorso seguito. È nato così il fotoromanzo “Amici si può! Storia di amicizia, bulli, web e musica pop” che, attraverso le vicende del cyberbullo Federico, della sua  vittima Lorenzo e di tanti altri personaggi, mira a far riflettere sui rischi legati ai comportamenti scorretti e a promuovere abitudini di vita sane e rispettose di se stessi e degli altri.

Il prossimo evento si terrà il 28 maggio all'istituto comprensivo Riccardo Massa di Milano e avrà come tema le smart drugs.

Tutori volontari, la Garante Albano: “Attuano il principio di solidarietà sociale”

“Costruire una relazione con i ragazzi che arrivano soli nel nostro paese. Capirne la storia e prendere sulle proprie spalle il peso del loro vissuto. Questo chiediamo ai quasi 4000 cittadini orgogliosi che con grande generosità hanno risposto al nostro appello”. Lo ha detto questa mattina l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, partecipando a Roma al convegno “Minori, stranieri e non accompagnati: le ragioni della tutela”. “E proprio nel ruolo di guida e punto di riferimento sta l’aspetto più innovativo e rivoluzionario della nuova figura introdotta dalla legge 47, perché il tutore volontario non è chiamato soltanto a svolgere pratiche amministrative e burocratiche ma anche e soprattutto a indirizzare il ragazzo nel suo cammino verso l’integrazione e ad accompagnarlo nella realizzazione di un percorso di studio, lavoro e interessi personali”.

La Garante ha quindi sottolineato la necessità di garantire supporto al tutore, prevedendo misure concrete di sostegno e costruendo intorno alla sua figura una rete stabile con tutti gli attori dell’accoglienza, dalle Asl agli Uffici scolastici, dalle Questure e Prefetture ai Servizi sociali e ai Tribunali. E proprio alla magistratura minorile la Garante ha chiesto di farsi protagonista di un cambiamento culturale che porti a nominare in tempi rapidi il tutore e a valorizzare la tutela volontaria: “Occorre affermare con forza la funzione sociale del tutore – ha sottolineato - e riconoscere che nello svolgimento del suo ruolo il tutore attua in concreto e non a parole il principio di solidarietà sociale sancito dalla nostra Costituzione”.

 

 

 

 

 

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