Figli di detenuti, la raccomandazione del Consiglio d’Europa

Sono 2,1 milioni di minorenni in Europa ad avere un genitore in carcere. A difesa dei diritti di questi bambini e ragazzi il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha adottato lo scorso 4 aprile una raccomandazione destinata ai 47 Stati membri. I figli dei detenuti hanno gli stessi diritti degli altri bambini, compreso quello di avere contatti regolari con i genitori, salvo che ciò sia giudicato contrario al loro superiore interesse. È questo il principio generale contenuto nella raccomandazione.

Le linee guida del Consiglio d’Europa pongono a carico dei ministeri competenti, delle autorità garanti per l’infanzia e l’adolescenza e degli altri organismi nazionali per la protezione dei diritti dei minori il compito di verificare e adottare misure appropriate per il riconoscimento e l’attuazione dei diritti dei bambini con genitori detenuti o di quelli che vivono nelle carceri con le loro madri.  “Nessun bambino si senta diverso” afferma la Garante Filomena Albano. “È sempre stato questo il nostro principio guida. E abbiamo constatato con soddisfazione che nei documenti del Consiglio d’Europa l’esperienza italiana è considerata tra quelle che vanno nelle giusta direzione, proprio grazie al protocollo la ‘Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti’ sottoscritto con il Ministero della Giustizia e l’associazione ‘Bambinisenzasbarre’”.

Evitare l’arresto dei genitori in presenza dei figli e se ciò fosse inevitabile, procedere comunque nel rispetto della sensibilità del minorenne è uno degli orientamenti espressi dal Consiglio d’Europa lo scorso 4 aprile. Per minimizzare poi l’impatto della detenzione di un genitore sui figli, le autorità giudiziarie dovranno ricorrere il più possibile a soluzioni come permessi, sistemi di carcere aperto o sorveglianza elettronica. I minorenni dovranno poi poter visitare i familiari detenuti entro una settimana dall’arresto e poi regolarmente senza che ciò che interferisca con la loro vita, in particolare con gli impegni scolastici. Le perquisizioni sui minorenni andranno compiute con modalità adeguate al bambino. Gli Stati sono stati infine invitati a dare supporto ai genitori in carcere che vogliano partecipare all’educazione dei figli, in particolare nelle comunicazioni con scuola, servizi sociali e sanitari.

Il luogo di detenzione di un familiare dovrà essere quanto più possibile vicino al domicilio del minorenne e le visite dovranno avvenire in spazi dedicati o in una struttura nei paraggi del carcere. Prevista la possibilità di contatti regolari via webcam, chat, telefono o per mezzo di altre soluzioni tecnologiche.